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EDITORIALE
della rivista n. 1-2-3 Anno 136 Gennnaio-Febbraio-Marzo
2000 (pag. 7)
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"ALTROVE" NEL PROFONDO SUD FESTA MILIARDARIA A CAPODANNO
La prima
notte di Capodanno del terzo Millennio doveva essere per
"Altrove", la città più illustre del profondo Sud, nata con i
segni della perpetuità, la vetrina del Mezzogiorno per mettere in luce
ambiziosi progetti. E stata, invece, l'occasione peggiore della sua
travagliata esistenza, nonostante la presenza di cinquantamila persone in
piazza ad ascoltare un cantante doc, costato -si dice- settecento
milioni per mezz'ora di spettacolo; duecentocinquanta milioni per trenta
minuti di fuochi d'artificio e settecentocinquanta milioni per la
distribuzione, ai convenuti nella piazza, di un panettone e una bottiglia
di spumante a testa. In totale, se è vero, di un miliardo e settecento
milioni.
Secondo gli organizzatori la celebrazione della fine del Novecento, in
affanno economico, e la nascita del terzo Millennio pieno di incognite,
dovevano costituire un momento affascinante per ben sperare in un
avvenire migliore.
In verità, accanto alla pena di esistere e all'assurdo mestiere di vivere
di una città che meritava e merita uno sviluppo economico migliore, il
progetto si è rivelato una amara e ipocrita esorcizzazione
delle frustrazioni di sottofondo politico da cui strisciava l'ombra
ostinata di un potere per il potere e di un severo e beffardo inganno che
si ripete puntualmente a ogni stagione elettorale.
Così i lampi di riscossa e di vitalità di una "Altrove " che
sembrava nei propositi di pochi anni fa voler andare incontro a un
rinascimento sempre promesso e mai attuato, sono stati bruciati -voce di
popolo- nella notte affatto sacra del terzo Millennio.
Una offesa alla miseria priva di speranza per chi ha trascorso la festa
non in dialettica armonia, ma in silenzio.
Una sconfitta del pudore e del buon senso che, come un brivido, ha scosso
le coscienze di chi lavora e paga i balzelli, di quanti sudano e sono
rotti alla fatica e dei generosi nella solidarietà e nelle emozioni.
Qualcuno si è chiesto: com'è possibile che una allegra serata di
Capodanno acquisti di colpo non senso e diversità ?È possibile e come.
È possibile perché la sete di potere, anche nel pazzo mondo di una
provincia di antica civiltà, ha travalicato la vergogna. Perché la
politica partitica vissuta come interesse privato e non come oggetto
mirato alla costituzione, organizzazione, amministrazione dello Stato e
alla direzione della vita pubblica e del bene sociale, si nutre di
ingiustizia fiscale che, malgrado le ultime riforme, continua a prelevare
dagli operai, dagli impiegati, dai pensionati, mentre larghe fasce di
benestanti, insensibili alla povertà, dichiarano guadagni al limite del
necessario al sostentamento. Condizione tollerata dalle persone a reddito
fisso come un sopruso che indebolisce la tenuta della democrazia, la
mortifica, genera sfiducia nelle istituzioni, alimenta il qualunquismo,
accresce la diffidenza nei confronti della politica. Di queste cose parla
la gente al bar, negli uffici, nei bus cittadini, in casa, per questo
soffre un dolore morale, impreca. E considerato che qualcuno fa finta di
non avere sbagliato -o per lo meno esagerato- alla prima festa grande del
nuovo Millennio, sarà più difficile, d'ora in avanti, dare prova di
fanatismo e di disprezzo della sofferenza. Il confine tra benessere e
malessere sociale si è fratturato per dare voce ai piccoli e grandi
problemi economici, culturali, del costume e quindi delle ideologie di
"Altrove", città diversa da amare, la cui immagine ricolloca la
nostra giovinezza nella favolosa cornice di fine Ottocento e l'inizio del
Novecento.
Italicus
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