IL
MUSICISTA DELL'ANIMA ITALIANA
a CENT'ANNI DALLA MORTE
l'antica e prestigiosa rivista
fiorentina fondata da Pilade Pollazzi nel 1865, nel centenario della morte
di Giuseppe Verdi, nato a Roncole [Bussetol nel 1813 e ivi morto nel 1901,
offre ai suoi lettori una rilettura straordinaria del grande genio della
musica, visto in una retrospettiva lontana, in cui è racchiusa la
eccezionale ascesa di quest'uomo più rappresentativo dell'anima italiana,
di umilissima origine, che mostrò sin da bambino spiccatissime attitudini
per l'Arte fondata sul valore, la funzionalità e la concatenazione dei
suoni, motivi di soave suadente armonia, tanto che il Comune di Busseto lo
mandò a Milano don una borsa di studio. Anche un negoziante del posto,
Antonio Barezzi, lo aiutò, e il giovane Giuseppe, più tardi ne sposò la
figlia. Ma al Conservatorio milanese non fu accettato come allievo e
dovette studiare privatamente col Lavigna.
La sua prima opera: Oberto conte di San Bonifacio, la
diede al teatro alla Scala ed ebbe discreto successo; invece la seconda,
di genere comico: Un giorno di regno fu un
fallimento. Bisogna considerare però che il Verdi, mentre la scriveva
attraversava un periodo di gravi sventure familiari: perse in poco tempo
la moglie e due figli. Il dolore fu tanto che lo stava portando alla
decisione di non scrivere più per il teatro. Fortunatamente un
impresario, lo indusse ad accettare il libretto del Nabucco e
il maestro, non ancora trentenne, conquistato dalla bellezza del soggetto,
lo pose in musica conseguendo un trionfo strepitoso (1842). Seguirono: I
Lombardi alla 1°
Crociata (1843), Ermani e i due Foscari (1844), Giovanna d'Arco e Alzira
(1845), Attila (1846), Macbeth ed i Masnadicri (1847), Il Corsaro (1848),
La battaglia di Legnano e Luisa Miller (1849), Stiffelio (1850).
A parte l'Erinani; il cui esito fu trionfale, tutte le altre opere ebbero risultato
disuguale e successi occasionali, dovuti soprattutto all'eccezionale
patriottismo del pubblico, che si entusiasmava ai ritmi guerreschi del
giovane compositore, tanto che durante il decennio 1849- 59, si scriveva
sui muri W.V..ER.D.I., sostituendo,W. Vittorio Emanuele Re d'Italia,
sfidando la polizia austriaca.
Infine, nel 1851, Verdi dava col
Rigoletto il capolavoro della
sua seconda maniera, al quale seguirono due anni dopo Il Trovatore e
la Traviata; questa gloriosa triade
di opere è tuttora viva sulle scene di tutto il mondo. E immediatamente
dopo dai 1 Vespri Siciliani (1855), Simon Boccanera (1857), Un ballo
in maschera (1859), La forza del destino (1862), Don Carlos (1867)
e dulcis in fundo Aida (1 871)
che esprime la più felice fusione f-ra le precedenti maniere verdiane,
cioè unisce la ricchezza di fantasia delle opere giovanili alla solidità
della tecnica compositiva. Poi la Messa da Requiem (1874),
per la morte di Alessandro Manzoni.
Dopo un riposo di circa tre anni il Maestro ritorna in scena con l'Otello,
terza maniera comprendente anche il Falstaff (1893).
Siamo certi che i nostri vecchi e cari abbonati, i fedeli amici di questo
periodico, memori del godimento spirituale ricevuto dalle innumerevoli
opere di questo eccellente artista, si uniranno con noi e con il Comune di
Busseto nell'universale culto della ricordanza, in occasione del
centenario della morte che si svolgerà nel 2001.
Il Direttore
