VERDI
E LA TEORIA DEL GENIO
Fu già detto,
se non erro dallo stesso Lombroso, che la grande, la equilibrata
personalità di GIUSEPPE
VERDI non può
piegarsi, né tanto meno deturparsi per trovar posto nella dottrina
psichiatrico-antropologica circa la natura del genio.
Fu già detto, ma giova ripeterlo, in un momento come questo nel quale si
deve lamentare che la teoria della «degenerazione epilettica» degli
uomini superiori, malamente compresa e disgraziatamente applicata da
psicologi orecchianti e, quel che è più, da dilettanti di una specie di
psichiatria popolare priva d'ogni severo criterio scientifico, si è resa
colpevole di inopportune esagerazioni e di sconvenienti escursioni nel
campo della letteratura e dell'arte.
Niuna - o io m'inganno e rinunzio a comprendere la pretesa costituzione
degenerativa epilettoide del genio - niuna delle stimmate così dette
della degenerazione, quali noi clinici vediamo nei nostri pazzi, negli
epilettici, negli isterici, nei paranoici, nuino anche dei sintomi che
caratterizzano la grande neurosi, esiste in Giuseppe Verdi.
Egli non ha - per quanto può giudicarsi dai suoi ritratti e da chi lo
vegga per fortuna d'Italia passeggiare modesto nel suo nobi- le disdegno
della pubblicità, per le vie di Genova o di Milano - nessuna di quelle
anormalità fisiche da cui deve essere dedotta la diagnosi di «degenerato».
E che si sappia, neppure nella sua esistenza tranquilla e serena egli
offre i caratteri dei genii ammalati o anomali: né la impulsività, né
la incoscienza, né la suscettibilità meteorica.
Chi ha l'onore di avvicinarlo, non havvi rilevato in Lui alcuna di
quelle deviazioni affettive che si osservano nelle personalità abnormi.
Manca in Lui la fenomenale precocità; che anzi i primi suoi passi
nell'arte parvero e furono incerti; - manca in Lui lo scatto impulsivo
della creazione «epilettoide»; che anzi tutta la ammirabile opera sua
procede gradualmente, per così dire logica- mente perfezionandosi, con
una corrispondenza stupenda fra gli acquisti lenti e faticosi della
tecnica e il prodotto delle novelle associazioni in che risiede la nota
distintiva del genio; - manca in Lui ogni segno di esaurimento cerebrale;
che anzi Egli è meraviglioso esempio di longevità, più che fisica,
mentale, assomigliandosi in ciò ai genii sani di ogni epoca, e special-
mente a quelli che attraversano sereni e in pieno equilibrio la vita, come
Goethe e come Darwin.
Ciò significa che la dottrina della «degenerazione»
non si atta- glia alla sola, all'unica figura di genio vero che ai tempi
nostri sia dato di venerare vivente, circonfuso di gloria, e ancora pro-
creante opere durante sotto i nostri occhi stupefatti, contro le
inesorabili leggi della senilità. Nello scienziato che si accosta a
quella grande figura, vi è dunque, oltre al comune, universale senso di
rispetto, un sentimento di ammirazione più ragionato, più
penetrante: - chi per poco conosce le leggi biologiche onde è regolata la
funzionalità cerebrale, resta conquiso allo spetta- colo di un meccanismo
così perfetto, così restistente, così ricco di sempre nuove energie,
qual'è il cervello che si nasconde dietro la ampia ed olimpica fronte del
Sommo Maestro.
Prof. Enrico Morselli