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Articolo tratto dalla rivista n. 6-7 Anno 136 Giugno-Luglio 2000 (pag. 5)

 

VERDI E LA TEORIA DEL GENIO

Fu già detto, se non erro dallo stesso Lombroso, che la grande, la equilibrata personalità di GIUSEPPE VERDI non può piegarsi, né tanto meno deturparsi per trovar posto nella dottrina psichiatrico-antropologica circa la natura del genio.
Fu già detto, ma giova ripeterlo, in un momento come questo nel quale si deve lamentare che la teoria della «degenerazione epilettica» degli uomini superiori, malamente compresa e disgraziatamente applicata da psicologi orecchianti e, quel che è più, da dilettanti di una specie di psichiatria popolare priva d'ogni severo criterio scientifico, si è resa colpevole di inopportune esagerazioni e di sconvenienti escursioni nel campo della letteratura e dell'arte.
Niuna - o io m'inganno e rinunzio a comprendere la pretesa costituzione degenerativa epilettoide del genio - niuna delle stimmate così dette della degenerazione, quali noi clinici vediamo nei nostri pazzi, negli epilettici, negli isterici, nei paranoici, nuino anche dei sintomi che caratterizzano la grande neurosi, esiste in Giuseppe Verdi.
Egli non ha - per quanto può giudicarsi dai suoi ritratti e da chi lo vegga per fortuna d'Italia passeggiare modesto nel suo nobi- le disdegno della pubblicità, per le vie di Genova o di Milano - nessuna di quelle anormalità fisiche da cui deve essere dedotta la diagnosi di «degenerato». E che si sappia, neppure nella sua esistenza tranquilla e serena egli offre i caratteri dei genii ammalati o anomali: né la impulsività, né la incoscienza, né la suscettibilità meteorica.
Chi ha l'onore di avvicinarlo, non havvi rilevato in Lui alcuna
di quelle deviazioni affettive che si osservano nelle personalità abnormi.
Manca in Lui la fenomenale precocità; che anzi i primi suoi passi nell'arte parvero e furono incerti; - manca in Lui lo scatto impulsivo della creazione «epilettoide»; che anzi tutta la ammirabile opera sua procede gradualmente, per così dire logica- mente perfezionandosi, con una corrispondenza stupenda fra gli acquisti lenti e faticosi della tecnica e il prodotto delle novelle associazioni in che risiede la nota distintiva del genio; - manca in Lui ogni segno di esaurimento cerebrale; che anzi Egli è meraviglioso esempio di longevità, più che fisica, mentale, assomigliandosi in ciò ai genii sani di ogni epoca, e special- mente a quelli che attraversano sereni e in pieno equilibrio la vita, come Goethe e come Darwin.

Ciò significa che la dottrina della «degenerazione» non si atta- glia alla sola, all'unica figura di genio vero che ai tempi nostri sia dato di venerare vivente, circonfuso di gloria, e ancora pro- creante opere durante sotto i nostri occhi stupefatti, contro le inesorabili leggi della senilità. Nello scienziato che si accosta a quella grande figura, vi è dunque, oltre al comune, universale senso di rispetto, un sentimento di ammirazione più ragionato, più penetrante: - chi per poco conosce le leggi biologiche onde è regolata la funzionalità cerebrale, resta conquiso allo spetta- colo di un meccanismo così perfetto, così restistente, così ricco di sempre nuove energie, qual'è il cervello che si nasconde dietro la ampia ed olimpica fronte del Sommo Maestro.

Prof. Enrico Morselli

 

 

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