MENSILE DI OPINIONE - POLITICA DI COSTUME - ATTUALITA' - CULTURA -TURISMO - ARTE - MODA
fondata nel 1865.

Direttore responsabile
ITALO CARLO SESTI

Home
Ritorna

Ritorna alla nuova rivista
sul web

bullet
Articolo tratto dalla rivista n. 6-7 Anno 136 Giugno-Luglio 2000 (pag. 14)


UNAPAGINA INEDITA

Nel tepore mite e vivace della limpida giornata di marzo, il treno correva lungo la riviera. Oltre Spezia, la via si era fatta pittoresca: le alte rocce austere si tuffavano, già tutte fiorite di corolle gaie, nel quieto mare azzurro ed i paeselli riverani passavano, come visioni, dinanzi al diretto. Entro il vagone era grande il silenzio. La bionda fanciulla, pallida dormiva, appoggiata al guanciale, e la madre la guardava, come sa guardare una madre: continuamente, dolorosamente, ansiosamente. Ma il sonno non era calmo: si vedeva che la febbre che da tanti mesi doveva consumare il gentil corpo, si faceva, ad ogni istante, più aspra: le sottili braccia si agitavano e sulla fronte arrossata i riccioli d'oro si scomponevano nei moti irrequieti del capo.
Le penosa scena, che si svolgeva nello stretto e fragoroso ambiente, non avea spettatori oltre un vecchio, d'una settantina di anni, con i lunghi capelli e la barba candidi, con lo sguardo profondo e la bocca seria. Da che la triste compagnia aveva preso posto nello scompartimento, egli aveva interrotto ogni meditazione propria per assorbirsi nello spettacolo di quella giovinezza morente, di quella pietosa maternità. Forse in quel punto egli ricordava, nell'anima, altre scene di consimile strazio, altri cari morenti, adorate creature perdute e passate, come sorrisi di gioia in una lunga vita di lavoro... perché la fronte, la nobile fronte meditava, si era fatta oscura e grave di solchi, e le pupille sotto le ciglia raccote, eran divenute lucenti di un velo di lacrime.
Repente la fanciulla spalancò gli occhi azzurri e, con le mani puntandosi al divano, si levò di colpo. Gridò in un sorriso, che scopri il nivore inìmacolato dei denti:
- Mamma, questa sera andiamo a teatro! La madre imbiancò ancor più ai moti, al grido. E tese le braccia per sorreggerla, calmarla. Pur sorrise assentendo, per non irritare il delirio... il pauroso delirio d'ogni giorno. - Si, mamma! - esclamò ancora la malata e gli occhi, sbarrati, guardavano senza sguardo, verso il mare infinito. - Lo ha detto Ettore! Andremo: c'è la Traviata...
Modulò, con la voce fine, ma intonatissima la frase di passione: Amami Alfredo!...
Poi tacque, come rapita in un grande atto di adorazione. Giunse le mani e mormorò dolcissimamente:
- Ettore... t'adoro... felice... felice! Si lasciò andare contro il seno materno, ripetendo a sé la ingannevole parola: Felice... felice! ... Ma già ella esauriva le fittizie energie del delirio. E con le forze, pur questo cadde. Di nuovo la malata accennò a volersi stendere sul divano e di nuovo appoggiò il capo, aureolato d'oro, sul guanciale. Il pallore invase ancore il viso emaciato, scavato dal male e gli occhi perdettero la fissità e lo splendore di prima. Disse, scuotendo il capo, sconfortata:
-Sognava! Si chinò su lei la madre e tutto il frenato schianto dell'anima e tutta la tenerezza delle sue viscere sembrarono sublimarsi nel bacio ch'ella le posò sulla fronte e nella parola più tenera della carezza:
- Piccina mia! Alla scena tristissima, il viaggiatore era divenuto ancor più grave e ne' suoi occhi ancor meglio si leggevano le commoziorii dell'animo. Oh! anch'egli doveva aver sofferto, nella lunga vita - quel vecchio, che all'udire la straziante frase di Violetta cantata dalla bocca di quella bimba agonizzante, avea sussultato come sotto l'urto di una arcana commozione irrefrenabile. Anch'egli doveva aver sofferto ed amato - quell'uomo dalla vasta fronte solcata, sotto i lunghi capelli incanutiti, perché al bacio ed alla parola della madre dolorosa avea volto il capo, quasi a strapparsi da un ricordo, che richiamava il pianto nei suoi consapevoli occhi...
La fanciulla tossì a lungo; indi con la mano tremula additò l'orizzonte fiamrneggiante, come se dal bacio del cielo e del mare sorgesse un immenso rogo di voluttà e di trionfo.
- Dove siamo? - domandò. - Abbiam passato or ora Rapallo - rispose con premura il viaggiatore. - Grazie - rispose ella, con un sorriso.
Lo guardò fissamente, poi volse l'occhio azzurro dilatato al cielo, al mare, alla riva fiorita, a quella divina fusione di bellezza - con quello sguardo, con cui i consci della fine imminente guardano le cose belle, come ad adunare in fondo all'anima la visione fuggevole ed estrema. Balbettò ancora: - Mamma... vorrei udir della musica... dormirei meglio. Come è dolce addormentarsi in un'armonia delicata. Quando morirò, mamma, vorrò un concerto d'angioli... Morirò più contenta... di' ... farsi ch'io l'abbia?...
E si addormentò nel suo sogno d'arte - mentre la madre, annichilita lasciava che le lagrime, a lungo represse, fluissero per le guance impallidite. Nel suo cordoglio, ella si volse all'uomo ignoto, che la canizie e la gracità rendevano venerando.
- Povera bimba! ... Ella non sogna che di musica... ella non delira che d'amore. E muore!
Il vecchi osò finalmente la domanda: - Come avvenne?
Allora la tragica e semplice storia sonò nel sordo rombare del treno, che fuggiva per le mirabili prode del Tirreno.
- L'avete udita, signore. E la vedete. Un anno addietro elle era fidanzata e felice. Delicata, però: sempre delicata, sino da bimba. Infine ella era giunta ai diciotto anni così fine, così bionda, così bella, così intelligente, ch'ella era tutta la delizia mia. E venne l'amore. E con l'amore, la morte. Adoratrice della musica, musicista valentissima si lasciò rapir troppo dalla felicità, ella che l'avvolgeva tutta in una nube d'armonia... Il suo fragile corpo piegò, sotto il peso della gioia, come altri, meno eletti, piegano al dolore. E vennero i primi sintomi... Fu all'uscire da quella rappresentazione della Traviata, di cui poc'anzi delirava, che la prima tosse venne a straziarla  ... Parve guarita, nel seguito, ed ella si era rimessa al piano  ... I suoi autori favoriti erano la sua idolatria... e, sopra ogni altro? Verdi. Ogni sera, prima di coricarsi, ella cantava, con quella sua vocina esile e pur così giusta, l'Ave Maria di Desdemona... Poi si levava dal piano - povera bimba! - e diceva sorridendo, tutta compresa dell'idealità della musica: Ho pregato bene. La Madonna mi guarirà. Ella non può non ascoltare questa così alta, così appassionata preghiera! ... Invece il male divenne irremediabile. Il fidanzate, pretestando un viaggio, non si fece più vedere... Guardò pietosamente la povera piccina sua, così limata dall'amore e dalla tisi, incapace d'altre parole. - Ed ora? - interrogò il viaggiatore turbato alla miserevole storia. - Ed ora la mia figliuola muore... ed io la porto a casa.
Morirà là, dove nacque! ... Entrambi tacquero, schiacciati dall'inesorabilità della condanna, piangenti - essi, già antichi - sulla sorte di quel bello e biondo fiore di vita. Ed ancora il vecchio viaggiatore parlò, con la voce arrochita dalla commozione.
- Signora io sono Giuseppe Verdi. Il mio lungo lavoro ha trovato molti benevoli e molti hanno ammirato l'opera mia. Ma di nessuno d'essi io serberò così tenera memoria, quanto di questa povera bimba morente. E poiché ella ne ha mostrato desiderio, io cercherò di abbellire l'ultimo suo sonno...

************


Alcuni giorni dopo la bionda bimba malata agonizzava... Già sulla forma irnmateriale del corpo, si stendevano il silenzio e l'irnmobilità della morte. Pur ancora fremè, nelle squisite fibre, al suono della melodia dolcissima, che parea scender dai soprani cieli. Ed un sorriso alitò sulle labbra bianche ed una luce brillò anche per i cerulei occhi estatici...
Infine passò, in quell'onda di suoni, in quel capolavoro di paradisiaca soavità. Giuseppe Verdi aveva trasfuso in esso tutta l'anima sua di padre, che ha veduto morire i suoi nati... 
Ma i venturi ignoreranno sempre quell'armonia. Essa sarà perpetuamente inedita.

Donna Paola

    

 

Home  -  Riviste 2003 - Riviste 2002 - Riviste 2001 - Altre Riviste -  Su

On line copyright   2001/2005 by LuckyRoma