UNAPAGINA
INEDITA
Nel tepore mite e vivace della limpida giornata di
marzo, il treno correva lungo la riviera. Oltre Spezia, la via si era
fatta pittoresca: le alte rocce austere si tuffavano, già tutte fiorite
di corolle gaie, nel quieto mare azzurro ed i paeselli riverani passavano,
come visioni, dinanzi al diretto. Entro il vagone era grande il silenzio.
La bionda fanciulla, pallida dormiva, appoggiata al guanciale, e la madre
la guardava, come sa guardare una madre: continuamente, dolorosamente,
ansiosamente. Ma il sonno non era calmo: si vedeva che la febbre che da
tanti mesi doveva consumare il gentil corpo, si faceva, ad ogni istante,
più aspra: le sottili braccia si agitavano e sulla fronte arrossata i
riccioli d'oro si scomponevano nei moti irrequieti del capo.
Le penosa scena, che si svolgeva nello stretto e fragoroso ambiente, non
avea spettatori oltre un vecchio, d'una settantina di anni, con i lunghi
capelli e la barba candidi, con lo sguardo profondo e la bocca seria. Da
che la triste compagnia aveva preso posto nello scompartimento, egli aveva
interrotto ogni meditazione propria per assorbirsi nello spettacolo di
quella giovinezza morente, di quella pietosa maternità. Forse in quel
punto egli ricordava, nell'anima, altre scene di consimile strazio, altri
cari morenti, adorate creature perdute e passate, come sorrisi di gioia in
una lunga vita di lavoro... perché la fronte, la nobile fronte meditava,
si era fatta oscura e grave di solchi, e le pupille sotto le ciglia
raccote, eran divenute lucenti di un velo di lacrime.
Repente la fanciulla spalancò gli occhi azzurri e, con le mani puntandosi
al divano, si levò di colpo. Gridò in un sorriso, che scopri il nivore
inìmacolato dei denti:
- Mamma, questa sera andiamo a teatro! La madre imbiancò ancor più ai
moti, al grido. E tese le braccia per sorreggerla, calmarla. Pur sorrise
assentendo, per non irritare il delirio... il pauroso delirio d'ogni
giorno. - Si, mamma! - esclamò ancora la malata e gli occhi, sbarrati,
guardavano senza sguardo, verso il mare infinito. - Lo ha detto Ettore!
Andremo: c'è la Traviata...
Modulò, con la voce fine, ma intonatissima la frase di passione: Amami
Alfredo!...
Poi tacque, come rapita in un grande atto di adorazione. Giunse le mani e
mormorò dolcissimamente:
- Ettore... t'adoro... felice... felice! Si lasciò andare contro il seno
materno, ripetendo a sé la ingannevole parola: Felice... felice! ... Ma
già ella esauriva le fittizie energie del delirio. E con le forze, pur
questo cadde. Di nuovo la malata accennò a volersi stendere sul divano e
di nuovo appoggiò il capo, aureolato d'oro, sul guanciale. Il pallore
invase ancore il viso emaciato, scavato dal male e gli occhi perdettero la
fissità e lo splendore di prima. Disse, scuotendo il capo, sconfortata:
-Sognava! Si chinò su lei la madre e tutto il frenato schianto dell'anima
e tutta la tenerezza delle sue viscere sembrarono sublimarsi nel bacio
ch'ella le posò sulla fronte e nella parola più tenera della carezza:
- Piccina mia! Alla scena tristissima, il viaggiatore era divenuto ancor
più grave e ne' suoi occhi ancor meglio si leggevano le commoziorii
dell'animo. Oh! anch'egli doveva aver sofferto, nella lunga vita - quel
vecchio, che all'udire la straziante frase di Violetta cantata dalla bocca di quella bimba agonizzante, avea
sussultato come sotto l'urto di una arcana commozione irrefrenabile.
Anch'egli doveva aver sofferto ed amato - quell'uomo dalla vasta fronte
solcata, sotto i lunghi capelli incanutiti, perché al bacio ed alla
parola della madre dolorosa avea volto il capo, quasi a strapparsi da un
ricordo, che richiamava il pianto nei suoi consapevoli occhi...
La fanciulla tossì a lungo; indi con la mano tremula additò l'orizzonte
fiamrneggiante, come se dal bacio del cielo e del mare sorgesse un immenso
rogo di voluttà e di trionfo.
- Dove siamo? - domandò. - Abbiam passato or ora Rapallo - rispose con
premura il viaggiatore. - Grazie - rispose ella, con un sorriso.
Lo guardò fissamente, poi volse l'occhio azzurro dilatato al cielo, al
mare, alla riva fiorita, a quella divina fusione di bellezza - con quello
sguardo, con cui i consci della fine imminente guardano le cose belle,
come ad adunare in fondo all'anima la visione fuggevole ed estrema.
Balbettò ancora: - Mamma... vorrei udir della musica... dormirei meglio.
Come è dolce addormentarsi in un'armonia delicata. Quando morirò, mamma,
vorrò un concerto d'angioli... Morirò più contenta... di' ... farsi
ch'io l'abbia?...
E si addormentò nel suo sogno d'arte - mentre la madre, annichilita
lasciava che le lagrime, a lungo represse, fluissero per le guance
impallidite. Nel suo cordoglio, ella si volse all'uomo ignoto, che la
canizie e la gracità rendevano venerando.
- Povera bimba! ... Ella non sogna che di musica... ella non delira che
d'amore. E muore!
Il vecchi osò finalmente la domanda: - Come avvenne?
Allora la tragica e semplice storia sonò nel sordo rombare del treno, che
fuggiva per le mirabili prode del Tirreno.
- L'avete udita, signore. E la vedete. Un anno addietro elle era fidanzata
e felice. Delicata, però: sempre delicata, sino da bimba. Infine ella era
giunta ai diciotto anni così fine, così bionda, così bella, così
intelligente, ch'ella era tutta la delizia mia. E venne l'amore. E con
l'amore, la morte. Adoratrice della musica, musicista valentissima si
lasciò rapir troppo dalla felicità, ella che l'avvolgeva tutta in una
nube d'armonia... Il suo fragile corpo piegò, sotto il peso della gioia,
come altri, meno eletti, piegano al dolore. E vennero i primi sintomi...
Fu all'uscire da quella rappresentazione della Traviata,
di cui poc'anzi delirava, che la prima tosse venne a straziarla
... Parve guarita, nel seguito, ed ella si era rimessa al piano
... I suoi autori favoriti erano la sua idolatria... e, sopra ogni
altro? Verdi. Ogni sera, prima di coricarsi, ella cantava, con quella sua
vocina esile e pur così giusta, l'Ave
Maria di Desdemona... Poi si levava dal piano - povera bimba! - e
diceva sorridendo, tutta compresa dell'idealità della musica: Ho pregato
bene. La Madonna mi guarirà. Ella non può non ascoltare questa così
alta, così appassionata preghiera! ... Invece il male divenne
irremediabile. Il fidanzate, pretestando un viaggio, non si fece più
vedere... Guardò pietosamente la povera piccina sua, così limata
dall'amore e dalla tisi, incapace d'altre parole. - Ed ora? - interrogò
il viaggiatore turbato alla miserevole storia. - Ed ora la mia figliuola
muore... ed io la porto a casa.
Morirà là, dove nacque! ... Entrambi tacquero, schiacciati
dall'inesorabilità della condanna, piangenti - essi, già antichi - sulla
sorte di quel bello e biondo fiore di vita. Ed ancora il vecchio
viaggiatore parlò, con la voce arrochita dalla commozione.
- Signora io sono Giuseppe Verdi. Il mio lungo lavoro ha trovato molti
benevoli e molti hanno ammirato l'opera mia. Ma di nessuno d'essi io
serberò così tenera memoria, quanto di questa povera bimba morente. E
poiché ella ne ha mostrato desiderio, io cercherò di abbellire l'ultimo
suo sonno...
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Alcuni giorni dopo la bionda bimba malata agonizzava... Già sulla forma
irnmateriale del corpo, si stendevano il silenzio e l'irnmobilità della
morte. Pur ancora fremè, nelle squisite fibre, al suono della melodia
dolcissima, che parea scender dai soprani cieli. Ed un sorriso alitò
sulle labbra bianche ed una luce brillò anche per i cerulei occhi
estatici...
Infine passò, in quell'onda di suoni, in quel capolavoro di paradisiaca
soavità. Giuseppe Verdi aveva trasfuso in esso tutta l'anima sua di
padre, che ha veduto morire i suoi nati...
Ma i venturi ignoreranno sempre
quell'armonia. Essa sarà perpetuamente inedita.
Donna
Paola