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Articolo tratto dalla 12 anno 136 Dicembre 2000 (pag. 4 )
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UN INSEGNANTE PER CASO
Un
articolo per "Scena Illustrata" mentre inizio ad uscire di
scena..... una suggestione a cui decido di non sfuggire ....... E' avviato
da poco il mio part-time, e non posso eludere i bilanci di un percorso
quasi compiuto, iniziato più di trent'anni fa.
Poeta per natura, femminista per necessità, mi decisi a diventare
insegnante per caso, in obbligo ad una mentalità medio borghese che
considerava primario il lavoro dedicato alla famiglia, poco accettabile
qualsiasi altro, soprattutto se protratto per l'intera giornata.
Non avevo il sacro fuoco della vocazione, non consideravo il mio lavoro
come missione, più semplicemente desideravo una mia indipendenza, almeno
economica, e per ottenerla ero disposta a sacrificare qualche sogno.
Portavo intatto con me il desiderio di cambiare il mondo: quello più a
portata di mano fu la scuola media di periferia del
rione don Guanella, in cui ebbi il primo incarico come insegnante di
materie letterarie.
Insegnante per caso, ma non smemorata, sapevo che non avrei voluto essere
mai come la maggior parte dei miei docenti, pronti a scandalizzarsi se in
un tema tifavo per Modugno.. il mio lavoro non avrebbe ammesso censure.
Insegnante per caso, senza spirito di classe, guardavo gli altri colleghi
come se appartenessero ad una categoria di cui non ero parte, e notavo le
discrepanze, le ipocrisie per tirare avanti; il mio lavoro, temporaneo,
non avrebbe ammesso compromessi.
Insegnante per caso, senza metodo e senza esperienza, mi trovai a
fronteggiare ragazzi presi a calci dalla vita e disincantati a undici
anni: non sapevano che farsene di me, dei miei sogni delle mie utopie e
dei programmi ministeriali; mi fecero piangere e sentire inutile.
Insegnante per caso e per necessità, non potevo girare sui tacchi e
andare via; non sapendo cosa insegnare cercavo di capire cosa potesse
graffiare la scorza di indifferenza dei miei alunni. Rifiutando censure e
i castighi, imparai ad usare il dialetto ed il compromesso: niente compiti
a casa se a scuola si studiava... Un giorno uno dei piccoli boss, Laccheo,
si presentò con un regalo impensabile: un cagnolino appena nato nascosto
sotto il maglione. Nel rispedire il cucciolo alla madre infransi un paio
di regolamenti, ma capii che il sistema cominciava a funzionare, e fui
incoraggiata a continuare.
Insegnante per caso, non avevo l'animo di infliggere i tormenti che,
Carducci, Manzoni e Co, riescono a dare a ragazzini adolescenti. Le mie
bandiere di allora furono "Argomenti umani" ed "Armi
improprie", antologie che abituavano a pensare, in barba ad una
tradizione che chiedeva spesso di imparare a memoria, tralasciando
l'emozione di un verso
...... e spesso
ingessava e mummificava le menti in contenuti incomprensibili ed
inconfutabili.
La mia bandiera di oggi intreccia discorsi tra il materiale e
l'immaginario, coordinate di una cultura aspra e non patinata.
La mia sfida è stata quella di
aiutare a capire, a crescere, ad essere laicamente rigorosi e liberi, il
più possibile, almeno...
Gli anni sono volati, mi è rimasto il senso di precarietà anche quando-
l'immissione in ruolo avrebbe dovuto cancellarlo; per questo, di fronte ad
una classe guardo gli alunni ad uno ad uno e mi chiedo come posso dare un
senso di vita alle cose che insegno.
Non so quanto ci sia riuscita ......
spesso sono uscita di classe sorridendo-....
Ho imparato poco dai regolamenti, molto dalle persone. Guardo con curiosità
e speranza alla nuova scuola, senza alcuna nostalgia di quella vecchia,
anche adesso che per metà sono in pensione.
E'
trascorsa, forse, la parte migliore della mia vita; è stato bello essere
insegnante, anche se per caso.
Annamaria Visconti
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RISCHIARE LA VITA
Un granatiere dell'esercito del maresciallo Maurizio di Sassonia,
sorpreso mentre rubava, venne condannato a morte senza pietà, e senza
neppure l'attenuante che il valore degli oggetti rubati sommavano appena a
cinque lire.
Quando
il granatiere veniva condotto al luogo dell'esecuzione, si imbatté nel
maresciallo di Sassonia, che gli disse:
-
Disgraziato! per cinque lire vai a perdere la vita!
-
Perdio!- rispose calmo il granatiere- O forse non la metto a rischio tutti
i giorni per cinque soldi? E questa risposta gli valse la grazia.
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