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Articolo tratto dalla 12 anno 136 Dicembre 2000 (pag. 5)
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RITORNO DEL PRESEPIO
La VITA corre sui binari delle stagioni. Alle fermate
i passeggeri salgono e scendono. Nessuno sa le tappe del viaggio. Forse è
già più tardi di quello che crediamo. Nessuno sa con esattezza quale sia
l'ultima ora. Ma tutti conosciamo le belle soste che rievocano le festività
gioiose. Ed ecco il Natale. Ecco l'Epifania. Un anno muore e un anno
nasce. La vita passa e la speranza resta. La vita passa con ritmo alterno.
L'amore e il dolore ci attendono ai crocicchi. Tutto muta, si rinnova e si
trasfigura. E la speranza sola ritorna. Così anche il Natale ritorna a
celebrare una data che è una tappa, un rinnovamento e una resurrezione.
Ma gli uomini da duemila anni non sono molto cambiati. L'orgoglio e la
lussuria avvelenano l'atmosfera che respiriamo. Il redentore ha lanciato
la buona novella, ma gli uomini troppo spesso hanno lavorato con cattiva
volontà. E sinché nel cuore di ogni uomo non nascerà l'amore per tutti
sarà vano celebrare il Natale del Redentore del mondo. Tuttavia la bella
storia che ha cullato la nostra infanzia ritorna a farei sognare.
- Un angelo ha annunciato a un pastore che è nato il Re dei re. - Questo
Re ci sfamerà tutti e ci darà tanta gioia.
- Ha veduto la luce in una piccola capanna di Betlemme. Betlemme significa
" Città del pane".
- La mamma e il babbo sono venuti per il censimento ordinato da Cesare
Augusto.
- Gerusalemme era troppo affollata. E hanno trovato asilo a Betlemme.
- È nato su un po’ di paglia dimenticata, dai cammellieri di Siria. Così
pastori e contadini venivano ad adorare Colui che era stato atteso da
millenni. E ognuno offriva miele, latte e frutta invocando benedizioni
dall'Onnipossente Iddio sulle case e sulle famiglie, sui greggi e sui
pascoli. E dall'alto dei cieli eterni gli angeli cantavano gloria a Dio e
pace agli uomini di buona volontà.
Maria, in un'estasi di oro e di azzurro, guardava sorpresa e commossa i
pastori adoranti e stringeva al seno il Bambino povero e ignudo.
E il quadretto da Presepio ogni anno ritorna. Il Presepio con le sue
figurine suggestive e il suo paesaggio romantico rievoca frate Francesco.
Infatti è stato il Poverello che nel 1223 ha costruito il primo Presepio.
E dobbiamo essere grati al " giullare di Dio" per questo
meraviglioso dono che ha offerto a tutte le infanzie dei mondo.
Era appena ritornato da pochi anni dall'Oriente favoloso. E stanco,
sofferente, con gli occhi semispenti e il cuore gonfio di amarezza,
Francesco cercava un rifugio per dettare la Regola del prim'ordine.
Soprattutto per pregare in solitudine più lontano dagli uomini e più
vicino al Cielo.
Così in quel dicembre, abbandonata Roma, Francesco si ritira a Greccio,
al di là di Rieti, in una montagna boscosa e rocciosa che Giovanni
Vellita gli aveva donato affinché gli servisse come buon ritiro per i
suoi frati. E là, nella notte di Natale, ancora memore dei luoghi santi
appena visitati, il Poverello volle che si approntasse una mangiatoia
affinché servisse da altare per la Messa. E ordinò che accanto alla
mangiatoia trovassero posto un asino e una mucca. E invitò tutti i
pastori, i contadini e i fraticelli ad accorrere alla grotta con le torce
accese per festeggiare il Natale proprio a mezzanotte. Così la selva fu
un bracere ardente e Greccio divenne un incendio d'amore.
E la stella più meravigliose di tutte si posò sulla capanna di Betlemme.
E la lenta marcia dei cammelli dal passo cadenzato in armonia con il
tinnire dei campanelli d'argento si arrestò. E il corteo dei Re Magi
risplendenti di vesti color porpora e oro si schierò dinanzi alla povera capanna. Maria guardò
il mite Giuseppe, strinse più forte a sè il piccolo Gesù e contemplò
la stella dell'Epifania.
1 re Magi venivano da lontani paesi dell'Oriente favoloso. Astronomi e
astrologi avevano visto nel firmamento la stella dei prodigio annunziata
da millenni. E si erano messi in marcia con ricchi doni per il Redentore
del mondo seguendo sulle vie della terra il cammino della cometa nell'alto
dei cieli. Ora, nel nome della ricchezza, della potenza e della saggezza
rendevano omaggio a chi era nato nella più nuda povertà. Ognuno offriva
il suo dono: oro, incenso e mirra, simboli della regalità, divinità e
umanità del Cristo. E Maria sorrideva beata.
E anche il quadretto da Epifania ogni anno ritorna. Così con l'Epifania
l'anno ricomincia la sua corsa attraverso i mesi. 1 giorni passeranno. Le
settimane si seguiranno. Le stagioni si alterneranno. Presto saremo ancora
alla fine. E presto saluteremo un nuovo inizio. Il tempo fugge, la vita
passa. E gli uomini corrono, sempre dietro capricci, passioni e vanità.
Quello che conta è fermare l'attimo breve.
E se quest'attimo ha un segno di amore, benedire la vita. E se ha un segno
di dolore, trasfigurare la vita. Quello che conta è salutare le belle
soste e rievocare le festività gioiose. Quello che vale è riconoscere in
ogni uomo un fratello e ritornare a credere nell'umanità.
Il tempo passa e l'Eterno viene. Celebrare il Natale e l'Epifania vuol
dire risvegliare l'Eterno che dorme in ognuno di noi.
Nino
Salvaneschi
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