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Articolo tratto dalla rivista n. 10 Anno 137 Ottobre 2001 (pag. 17)
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Il mussulmano che ha tradito se stesso e l’intervento armato americano
Di Angelo Greco
Aric Ambler era solito affermare che gli affari internazionali possono
condurre le loro operazioni con pezzi di carta, ma l'inchiostro usato è
il sangue umano. Quando ho visto in televisione le lacrime delle donne
solcare visi di terrore, prima della partenza al fronte dei loro cari, ho
di nuovo avuto la conferma di quanto interesse possa nutrire il singolo
nei confronti del mondo. L'Eroe non esiste perché non esiste una
Giustizia Oggettiva; tutto dipende dalla latitudine e dalla longitudine.
Di questo ne sono consapevoli le stesse diplomazie quando affrontano le
conseguenze di un'azione come quella dell'11 settembre scorso; e sanno che
c'è sempre un approccio per così dire teorico
e dottrinario, ed uno invece pragmatico
o di opportunità. Il primo livello del discorso passa dunque
attraverso le norme delle Convenzioni Internazionali e da queste partirà
anche la nostra analisi nel precario intento di investigare sui profili di
legittimità - oltre che di opportunità - di un eventuale intervento
militare delle forze alleate contro gli ignoti attentatori delle Torri
Gemelle.
"Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse
(... ) sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e
di conseguenza ( ...
) ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa,
individuale o collettiva, ( ...
), assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo
immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione
che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza (
... )".
Così recita il primo comma dell'articolo 5 del trattato dell'Alleanza
Nord Atlantica (NA TO). Il richiamo alla legittima
difesa reca con sé anche il presupposto che un attacco armato sia già intervenuto e quindi la commissione di un illecito
di diritto internazionale. La risposta ad un attacco (o aggressione)
armato già sforzato è l'unico caso in cui il diritto internazionale
legittima il ricorso alle anni in difesa delle ragioni dell'offeso, in
spregio quindi del categorico divieto nei rapporti internazionali dell'uso
della forza, sia pure come misura di autotutela (art.2 della Carta ONU).
Se dunque riconoscessimo la sussistenza di un simile elemento nella
fattispecie in oggetto non si avrebbero dubbi sulla legittimità del
ricorso alla violenza per punire le condotte dell'1 1
settembre scorso. Si ha una aggressione
armata quando c'è l'impiego da parte di uno Stato di forze regolari o
se gli effetti sono uguali, anche agendo con bande irregolari o
mercenarie; al contrario, non si avrebbe aggressione armata - secondo
l'orientamento della Corte Internazionale di Giustizia (cfr.: CIJ Recueil,
1986, p.103, n. 195) - con la sola assistenza prestata dallo Stato
Centrale a forze ribelli sottoforma di fornitura armi, cooperazione
logistica, copertura e simili. Inoltre gli elementi costitutivi di tale
categoria di illecito sono: un presupposto oggettivo (cioè l'illiceità
della condotta secondo le norme del diritto internazionale) ed un
presupposto soggettivo. Vale la pena soffermarsi su quest'ultimo aspetto;
la dottrina giuridica ritiene che esso si sostanzi in un comportamento
attribuibile ad uno o più Organi Statali; sono infatti solo essi, coi
quali lo Stato si identifica, i possibili autori di violazioni del diritto
internazionale. E' pertanto tutt'altro che scontata la sussistenza del
presupposto dell'aggressione armata nell'attacco
terroristico dei kamikaze islamici (per assenza del presupposto
soggettivo), almeno allo stato degli elementi probatori ad oggi in nostro
possesso, che non dimostrano ancora il coinvolgimento diretto di uno Stato
straniero. Ciò dunque non giustificherebbe, prima
facie, il ricorso all'uso della violenza per reprimere o punire una
simile condotta. Infatti, allorquando l'azione illecita sia posta da un
soggetto privato, cioè da un pubblico cittadino contro individui, Organi
o Stati stranieri, si ritiene insussistente un illecito internazionale ma
piuttosto un'infrazione di una norma interna, che in tal caso verrà
punita con le norme del diritto penale. Ecco perché il Governo USA sta
forzando le indagini per imputare il comportamento terroristico
all'appoggio diretto di qualche Stato. -E certo in ciò ha trovato un
appoggio congiunturale nelle nuove
forze alleate, un po' per ragioni di ordine pubblico (il caso della
Russia impegnata nella lotta contro i guerriglieri ceceni), un po' per
ragioni di ordine politico (le opposizioni interne dei fondamentalisti e
il pericolo di colpi di stato), un po' per ragioni di ordine economico
(embarghi come quello nei confronti del Pakistan). Ed infatti è del 26
settembre scorso la notizia che il ministro degli esteri russo, Ivanov,
incontrando i giornalisti al vertice di Bruxelles, ha detto che Osama Bin
Laden è stato nominato due mesi fa ministro della difesa dei Talebani, e
che pertanto le responsabilità del terrorista e del regime di Kabul sono
sempre più connesse.
Più fondata invece appare la legittimazione all'impiego delle forze
armate da parte della coalizione atlantica sotto un diverso profilo. E'
certa infatti la responsabilità dello Stato di provenienza del reo per
gli atti illeciti internazionali posti da privati, lì solo dove la
macchina della giustizia interna avrebbe potuto prendere le misure idonee
per prevenire o punire la
condotta lesiva, ciò che non è avvenuto nel caso dell'Afganistan che ha
invece inteso proteggere il presunto colpevole delle condotte criminose,
Osama Bin Laden. Sotto questo aspetto la colpevolezza del potere talebano
è pressoché pacifica. Ma la NATO, forse per la paura del ripetersi di
altri attentati, forse per le pressioni di un'America sempre più potente
sul fronte della diplomazia internazionale e desiderosa di vendetta, ha
inteso anticipare la legittimazione al ricorso della forza, proclamando la
vigenza dell'art.5 NATO prima ancora del diniego all'estradizione dato dal
governo afgano nei confronti del Mohammad Osama.
Sinora il profilo tecnico del nostro discorso. Accanto convivono una serie
di esigenze di natura pragmatica oltre ché umanitaria.
Karl Kraus diceva della guerra: Essa
è dapprima la speranza che dopo si stia meglio; poi l'attesa che l'altro
sti apeggio; poi la soddisfazione che anche l'altro non stia meglio; ed
alla fine la sorpresa che tutti e due stanno peggio.
Siamo davvero così sicuri di chi siano i colpevoli? Soprattutto
quando si parla di regime insediatosi senza libere elezioni, quale
contratto sociale e quale mandato possono legare il popolo al Potere
Istituito, e di conseguenza quale responsabilità ha il popolo verso gli
atti arbitrari di tale Governo? E' vero che anche Hitler era un dittatore,
ma egli era salito al potere con libere elezioni, ciò che ne ha
legittimato, su un piano almeno formale, le scelte in quanto delegate
dalla base; ed è altresì vero che la cultura della
Germania del 1940 era di gran lunga superiore a quella di un popolo
di contadini nomadi, privi di 'alcuna istruzione, informazione e coscienza
storica.
Tutto ciò suona più come il ricorso ad una violenza da giustiziere che
ritorna ogni volta in cui non si riesce a garantire la sicurezza delle
persone: si fa uso di pene sempre più crude e sanguinarie per placare la
sete di vendetta delle vittime, perché è l'unica cosa che si può fare,
non potendosi estirpare il male. E' come il medico che prescrive un
medicinale con effetti d'uno per curare la sola sintomatologia, senza
ricorrere ad un rimedio che vada alla radice.
li terrorismo, universalmente riconosciuto come il male maggiore di questi
giorni, non si debella attraverso una guerra! Davvero si crede che il solo
fattore scatenante di questa piaga sia stato il semplice fanatismo
religioso? Non erano gli USA a finanziare e ad armare i terroristi afgani
durante l'occupazione Russa? E in quanti altri Paesi del mondo gli USA si
sono comportati in questo modo per i propri interessi sfruttando il
malcontento di popolazioni oppresse, per poi abbandonarle a loro stesse
una volta ottenuto ciò che volevano? Essi hanno fatto ciò che oggi fanno
i talebani, sul presupposto che le loro ragioni fossero le più giuste. Il
fine spesso serve per giustificare non tanto i mezzi quanto invece la
coscienza di chi li adotta. Ho sempre creduto negli scopi della nostra
politica occidentale, ma oggi comincio a dubitare degli strumenti con cui
tali scopi sono stati ottenuti, se guardo i risultati e l'odio che essi
hanno provocato. Ciò ha in sé la dimostrazione che nel diritto
internazionale vige ancora la legge del più forte, del vincitore. ...I
vivi fecero i forti sulla sorte dei vinti.. il mio ricordo si sofferma
sul testo di una canzone di alcuni anni fa...
Mi domando allora cosa sia la Giustizia. La punizione del colpevole o solo
di colui che è incapace di difendersi, capro espiatorio di una
irrazionale nemesi? Anni di embargo all'Afganistan hanno provocato non
meno vittime di quante non ne abbiano provocati gli attacchi contro
l'orgoglio di Manhattan. Quella stessa sete di vendetta che oggi legittima
gli americani e che prima ha legittimato i kamikaze, domani legittimerà
di nuovo il medio oriente. E' un cane che si morde la coda: si vuole
punire chi ha cercato di farsi giustizia per delle vittime passate. Non
siamo forse entrati in un circolo vizioso? Anche l'occidente ha avuto ed
ha il suo terrorismo, che sia di natura militare o anche - nelle forme più
progredite - di natura economica. Ma ogni terrorismo è terrorismo. Ed a
nulla vale la finalità per cui esso viene condotto: anche quello islamico
lotta per una libertà che nella visione più intransigente e fanatica -
sapientemente conservata e coltivata nell'ignoranza - è quel la del regno
del bene - il loro - contro quello del male - l'occidente -. Per
l'islamico il diavolo é in terra e si identifica con gli USA. Se
sapessimo dove si nasconde la tana di Lucifero, quanti di noi non si
immolerebbero per cercare di colpirlo alle spalle? Anche noi siamo armati
di un'ignoranza, benché si tratti di un'ignoranza diversa dalla loro, ma
che é guidata dallo stesso istinto: la violenza. E l'uomo conosce la
violenza come mezzo per affermare le proprie ragioni da quando é nato. E'
nel suo DNA ed é scritto nei cromosomi!
Concludendo, mi chiedo perché tutto ciò non viene avvertito dai nostri
Governi che, senza ipocrisia e con poca malizia diplomatica, il nostro
Presidente del Consiglio ha definito "Superiori"? Perché
nessuno -che non sia relegato ad un ruolo di marginale opposizione - ha
ancora manifestato queste perplessità? E' forse perché un mero fine
propagandistico il suo giustizialismo! Non credo che il singolo politico
possa avere interessi di sorta ad una guerra. E' solo la paura di perdere
l'elettorato, il quale invece ha sua volta ha paura di perdere il potere
economico che ne conseguirebbe da un attacco (armato) al proprio
consolidamento. Dunque, riassumendo: l'elettorato ha paura di perdere il
potere economico; i politici hanno paura di perdere l'elettorato; la massa
del popolo ha paura e basta! E la paura rende irrazionali ed impulsivi.
Voglio terminare con le parole di un grande maestro di vita, prima ancora
che illustre scienziato del nostro secolo: lo
non so con quali anni sarà combattuta la III Guerra Mondiale, ma so che
la IV Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni. (Albert
Einstein)
Angelo Greco
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