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 | Articolo tratto dalla rivista n.
12 Anno 137 Dicembre 2001 Fuori Testo
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LO
SCRITTORE ROMANO
FRANCO TAGLIATI INCONTRA
IL SOPRANO IRINI KARAJANNI
Vivere modernamente dentro un quadro antico senza
invecchiare come Dorian Gray: essere se stessa e cogliere l'anima di un
personaggio d'altri tempi che pure ha da consegnarci un messaggio senza
tempo. Irini Karajanni greca come Socrate, come Lisistrata, come Medea,
anima antica dentro un corpo dei nostri giorni, a cavallo tra un treno e un
aereo su cui fa la spola tra Atene e Milano, Roma, Firenze (dove canta al
Maggio musicale fiorentino) e la Sicilia (dove a Taormina interpreta Carmen
al Teatro Greco). Passa da un'opera a un concerto, da una trasmissione alla
radio a un colloquio con i suoi agenti di Reggio, per tornare poi ancora ad
Atene dove si prepara a essere Miss Jessel nel Giro
di vite di Britten che andrà in scena a Dicembre al Megaron Musiki di
Atene.
Ai giorni nostri si vive così. Il talento da solo non basta. Ci vuole una
volontà (e una salute) di ferro; bisogna credere fino in fondo al progetto.
Ha un bel viso e un portamento che traduce a un tempo la grazia, la
franchezza, la serietà con la quale affronta quello che è, al tempo
stesso, un sogno e un impegno che ha preso con se stessa e con sua madre,
quando ha cominciato a cantare a 18 anni al conservatorio di Santa Cecilia
di Roma.
Quella dell'opera lirica è una tradizione che incontra artisti e uomini
d'intelletto ma le cui radici scendono fino al popolo.
Vi sono personaggi, dice che
possono impegnarti per una vita intera e che acquistano ogni volta nuove
dimensioni. Basta pensare a Violetta di
Traviata, a Medea di Cherubini a Elettra, musicata da Kurupos, ad Arianna
di Naxo o a Lady Machbet, dove
Shakespeare e Verdi si incontrano attraverso i secoli per dare vita a un
capolavoro senza tempo. Basta pensare a Carmen
di Bizet che lei sta portando in giro per l'Italia e che qualcuno dice
pare essere stata scritta proprio per lei.
Ecco dice un personaggio al quale vale la pena di dedicarsi. Carmen è una
di quelle opere che - nonostante la popolarità - vengono più facilmente fraintese. Un
personaggio fuori dall'ordinario,: una
donna che ama la vita, la sincerità, la libertà individuale sopra ogni
altra cosa. Una donna che, infondo, mi assomiglia anche se siamo
profondamente diverse. lo, per esempio, non credo né alla predestinazione né
alla cabala. Ma c'è una bellezza anche nella forza della libertà,
dell'istinto, dell'indipendenza che comunque ci accomuna.
Ha una voce calda in cui, insieme ai più limpidi e cristallini, si appaiono
toni scuri e profondi e un repertorio (è soprano e mezzosoprano) che
abbraccia senza sforzo lavori che vanno dal Cherubino delle Nozze di Figaro al Ballo in maschera. E poi è anche bella, sa stare
in scena (ha studiato recitazione a Londra) e parla correttamente quattro
lingue.
Un bel po' di strada l'ha fatta: nel
'98 ho vinto il primo premio al concorso Giuseppe di Stefano poi ho
interpretato, oltre a Carmen, il ruolo di Giacinto sull'Arcadia in
Brenta al teatro olimpico di Vicenza,
ho preso parte al Luglio Musicale Trapanese, poi ho cantato a Foggia e al
Teatro Romano di Fiesole e interpretato Lilian nell'Happy End di Weil, Lola nella Cavalleria, Siebel
in Faust, Componist nell'Adriane auf Naxos.
Ovunque un successo. Ma, Irini Karajanni, ha fatto anche tanta musica da
Camera. E'un repertorio dice che non
vorrei abbandonare mai. E' la musica colta quella che sovente rimanda ai
secoli passati, la sola, forse, che sia capace di scendere fin
nel profondo del sentimento e dell'anima. Un
artista deve potersi confrontare con
Romano Franco Tagliati |
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