Mais,
où sont le années d'antan?
Dove sono fittiti gli anni di una volta, ci verrebbe voglia di
chiederci occupandoci della città di La Spezia. Difatti è la memoria dei
sogni non realizzati dal Golfo dei poeti, visto nella sua stagione più
alta e più propizia che, oggi, un suo giovane figlio, Mirco Manuguerra,
cerca, con il redazionale che segue, di frugare nel gravide fiume della
storia per trovare le ragioni dell'occasione perduta e darcene un
composito pressoché perfetto ritratto.
Ma non è questo il solo scopo che l'amico Manuguerra si propone. Egli con
squisita dignità e dolore d'aurore, che Fiori sempre - come comunemente
si pensa - sono andati perduti, penetra nel tessuto sociale della città
per trarne esempio a volere, stimolo a fare e vergogna per chi non ha
ancora provveduto.
Il suo articolo è dunque un grido di allarme rivolto alle coscienze degli
spezzini che si sono allontanati dalle proprie radici, dalle loro passioni
e dalla loro genialità.
Crediamo perciò di potere esprimere un nostro pensiero. Se consideriamo
che le origini di La Spezia, alle soglie del Terzo Millennio, sono tuttora
avvolte nel mistero; che il ritrovamento di resti di edifici romani nel
luogo ove sorge l'Arsenale fa credere che la località fosse abitata fino
da quell'epoca e che le pr4nie notizie storiche risalgono alla fine del
sec. 12°, quando la città era divenuta centro dello Stato dei Fieschi;
che i fattori della sua crescita e della sua fortuna iniziale: il grande
Arsenale ideato da Napoleone I e attuato da Camillo Cavour, che ne affidò
la costruzione all'ing. Domenico Chiodo; il Museo Navale, uno dei migliori
e più importanti che esistono; i complessi industriali, soprattutto il
superbo cantiere del Muggiano; la fonderia di Pertusola; gli stabilimenti
Pirelli di cavi sottomarini e Cerpelli di pompe e turbine; i setifici,
iutifici,mulini, ecc. (tranne l'Arsenale e il Museo) apostoli di lavoro e
benessere di un appuntamento mancato, non costituiscono un fallimento
progettuale ma diritti acquisiti per la sopravvivenza del Golfo, detto
anche dei Poeti a ricordo di P.B. Shelley e G.G. Byron, esponenti del
romanticismo inglese, che vi soggiornarono all'inizio dell'800 (il primo a
S. Terenzo e il secondo a Portovenere) e premesse per accogliere lo
scritto di Manuguerra almeno con riconoscenza perché La Spezia è tutta
da scoprire nel suo paesaggio, Liti susseguirsi di magnifici colpi
d'occhio sulla ridente costa delle Cinque terre, nella parte orientale
ricca di olivi, vigneti e pini, nelle meravigliose insenature incise tra
il bianco delle scogliere e la fertile piazza alla sua foce, da dove si può
raggiungere Marinella di Sarzana, Luni e la bella Sarzana con il sito
antico castello a fornita triangolare. Di qui, risalita la chiusa valletta
tra Romeo e Pugliola, si ritorna, attraverso straordinario vedute che non
esitiamo a definire discrete all'amore e alla nostalgia di ciò che poteva
essere e non è stato, che - volendo - potrebbe avvenire, se i latitanti
di ieri troveranno l'orgoglio delle "amate sponde". E questo è
il nostro augurio.