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Dalla
rivista n. 12 Dicembre 2000 (pag. 30) |
UN
NUMERO ESEMPLARE
DI SCENA ILLUSTRATA
di
Antonio Brancaforte
Se
ci fosse (come c'era fino a mezzo secolo fa, perché ancora ci poteva essere) la
Rivista delle riviste, destinata a
dare giudizi di seconda istanza sulle riviste, si potrebbe proporre
l'assegnazione di un premio speciale al numero 6-7 (giugno-luglio 2000), di
SCENA ILLUSTRATA. Una rivista che, grazie alla tecnica del Direttore Italo Carlo
Sesti, vive il suo 136° anno di vita, continuando a farsi apprezzare per la
qualità dei suoi articoli.
Le prime 16 pagine di questo numero sono dedicate alla commemorazione di Giuseppe
Verdi nel primo centenario della sua morte, avvenuta nel 1901.
Commemorazione che consiste nella rivisitazione di documenti storiografici
precedenti con aggiunta di nuovi: materiale utile alla incentivazione di
ulteriori contributi per il 2001.
Strategica pure la riedizione di un articolo di
Adriano Tilgher su Leopardi. Come a sottolineare che l'attuale insistenza
dei critici sulla stretta correlazione dell'impegno poetico leopardiano con
quello filosofico non è in fondo che una più convinta e convincente ...
riscoperta. Se il Tilgher già a suo tempo ne discorreva così lucidamente.
Ma allora Scena Illustrata è troppo
carica di passato per sapere di attualità?
A dissipare anche il sospetto provvede a p. 19 Luigi Di Franco con un articolo
particolarmente scottante: La protesta dei
docenti di religione dinnanzi al Senato della Repubblica. Dove l'Autore
dimostra di essere non solo un docente di religione, ma di avere al suo arco
molte frecce, se si guarda alla misura con cui unisce alla vis
polemica l'ironia del filosofo, del sociologo e del letterato. Di questa
versatilità, del resto, il Di Franco aveva dato prove convincenti nelle sue
opere edite da "IL LUNARIO", "L'AutoreLibri" di Firenze,
"Scena Illustrata Editrice" di Roma, Ed. "Passaporto 2000"
di Roma, etc.
A p. 21 il rigore con cui Arturo Capasso struttura la sua intervista al Prof.
Abdelkader Djeflat, della Facoltà di Scienze economiche e sociali
dell'Università di Lille, sul tema tanto urgente quanto complesso delle
prospettive possibili di superamento dei dislivello del PSM (Paesi del Sud del
Mediterraneo) incute soggezione, ma ottiene indubbiamente l'effetto di avviare
una realistica sensibilizzazione ala problematica della 'mediterraneità'.
Problematica che non può più essere affidata ai soli canali informativi di
primo livello.
Il settore della "Narrativa" ospita il lungo racconto Frate
Anselmo di Benito Mincio.
Frate Anselmo: un giovane monaco combattuto fra eros e spiritualità, la cui
sofferta vicenda può fare arricciare il naso a chiunque non sia in grado di
distinguere fra un trattato di teologia e un'opera d'arte letteraria; una figura
travagliata che giunge, alla fine, a ritrovare il suo equilibrio interiore
tornando a quella ipovalutazione sinderetica del corpo ("un sacco ripieno
di visceri ... Una macchina fisiologica, fatta di . ; una macchina mossa da
cieli biologici, la ragione della cui esistenza consiste nel mantenersi in vita
e riprodursi") quale si addice a un asceta capace di ammirare l'ordine
misterioso dell'universo e di scoprire ragioni di sensatezza e di compimento
finale, ma che a un praticante di gretta osservanza può apparire come una forma
di scantonarnento nell'iperspiritualismo.
Benito Mincio, dopo avere esordito a suo tempo sulla storica Rivista
"Letteratura", ha continuato a pubblicare lavori di narrativa e poesia
(anche in lingua francese), saggistica traduzioni e liberi rifacimenti dal
greco, dal latino e dal francese, sempre su riviste romane come “Prospetti”,
"Persona”, “Video”, “Carte segrete” e “Scena
Illustrata”. Di quest'ultimo periodico è anche uno dei redattori.
Nell'angolo dedicato ai "Personaggi" il noto pubblicista Achille Della
Ragione fa un ritratto vivace del "napoletanissimo" Luciano
De Crescenzo, il celebre ingegnere dell'ISM che riscopre la sua passione per
la filosofia e si dedica a una divulgazione seria e accattivante del pensiero
greco, meritandosi la riconoscenza degli studenti di buona volontà che hanno
potuto capire senza sforzi eccessivi le antinomie teoretiche e i momenti
cruciali della problematica fondativa delle filosofie occidentali.
La cosa però non è così semplice. Perché, come ognuno sa sempre meglio di
tutti gli altri, Luciano il napoletano si è scoperto e si è fatto scoprire quale uomo di spettacolo, sempre ai
confini fra la serietà e la piacevolezza, e quale autore di libri di successo: Zio
cardellino, Autobiografia, La domenica del villaggio, ecc.
Achille Della Ragione (nomina sunt
omina!) si sprofonda nella ricerca delle ragioni infrarazionali e
ultrarazionali del successo così schietto e poliedrico di Luciano De Crescenzo.
Ma alla fine l'ultima parola la lascia saggiamente al mistero della ricchezza
inesauribile dell'anima napoletana.
Nella rubrica "Artisti contemporanei" Italo Carlo Sesti si sofferma
sull'opera di Popovic con una nota sapiente, intitolata Dimitrije Popovic pittore complesso, facendo
rilevare come a questo encomiabile artista "la critica ufficiale non ha
ancora tributato l'attenzione e il plauso che merita".
L'arte di Dimitrije Popovic, dice Sesti, è "ricerca di un ordine, di una
bellezza che nasce dal rapporto perfetto tra il bene e il male, tra le forme e
l'equilibrio, tra il mito e il nuovo, tra una vita regolata secondo un principio
armonioso da dubbi e scoraggiamenti che rivelano la vulnerabilità della vita
"stessa".
Diversi altri scritti di minore respiro, ma non per questo meno interessanti,
sono distribuiti, qua e là, fra questi di cui si è parlato.
Con tali inizi di secolo non rimane che augurare altri lunghi e fecondi anni di
attività a questo illustre periodico di alta divulgazione.
Antonio
Brancaforte
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