Maria T. Protetti
LA luce della belezza
27/12/2000

LA LUCE DELLA BELEZZA NELLE OPERE DI PROTETTI

 

 

Quel grande spirito di Henri Focillion ci ha lasciato scritto nel suo libro Vie des Formes che l`arte è come uno strumento che non può essere separato da tutti gli altri che compongono l'orchestra, cioè l'operato umano in contrapposizione al fatto naturale puro e semplice ed ai prodotti o effetti delle forze fisiche.Infatti nell medioevo si cominciò a dare il nome di Arti liberali alle attività caratteristiche degli uomini liberi, cioè non utilitarie, in opposizione a qualle servili o manuali. Oggi, invece, l'uso del vocabolo Arte è riservato a quelle, che dal Vasari in poi fuorno dette Arti belle, cioè e quelle attività che hanno esclusivamente un fine di belezza, un valore estetico (architettura, danza, poesia, pittura, scultura, musica) In rtale accezione, il concetto di Arte ha assunto significazioni assai diverse attraverso i secoli, a secondo delle dottrine filosofiche e all'evoluzione del gusto artistico. La definizione del concetto Arte si identifica, perciò, con la sua storia.Accenneremo soltanto alle due posizioni estreme: quella realistica, comune al pensiero antico ed al cristiano, secondo la quale l'Arte è essenzialmente imitazione della natura, che, a sua voltà, è figlia di Dio ("si che vosta' arte a Dio quasi è nipote":Dante inf.XI, 105 )e la idealistica, (Croce e Gentile) come attività dello spirito cioè espressione di sentimenti. Meglio, forse, concepire l'Arte come un prodotto di entrambe le cause: il reale ch'è per l'artista un punto di partenza, ma necesario, senza del quale lo spirito non pottrebe esprimersi, e l'idealistica che parte dagli stimoli del cervello che fisiologicamente e biologicamente agisce sotto la spinta di certe sollecitazioni visive, certe forme, certi accostamenti di segni e colori e soprattutto dell'emozione. Ma contanto anche le regole della geometria per capire a che cosa serve la "sezione aurea" del segmento, il rapporto fisso tra lato e diagonale del quadrato, che il corpo di una figura deve essere 7,5 volte più grande della testa. Queste regole, veri coefficienti della perfezione e della belezza di un'opera d'arte, li troviamo perfettamente integrate nella pittura di Maria Teresa Protettì nello stesso modo con cui i pianeti gravitano attorno al centro di un sistema solare che li ingloba: un mondo di pensieri e di sentimenti, di fantasia e creatività, fatto dalla sintesi e dall'analisi di elementi infinitamente diversi, che tuttavia con un abilità tecnica non comune, forniscono all'Artista una sorgente astratta in cui il "manuale", il visuale e il "mentale", imprimono sulla tela. Il quadro naturale della vita contemporanea un cammino incredibile che è l'idea della realtà dei nostri giorni. Lo scrittore, per esprimersi, dipone di parole, l'artista dispone di immagini.Entrambi però traducono nel loro linguaggio particolare la stessa tappa dell'evoluzione umana. Ma un punto fisso nell'operare di questa protagonista della storia dell'Arte Italiana contemporanea c'è: lo scopo vero dell'arte, il fine a cui tende, a cui aspira, a cui ogni giorno dedica il meglio di se, è la luce, che per noi l'ha raggiunto. La luce come la belezza sfugge a ogni commento, può soltanto essere vista e vissuta. Di fronte al nitore della sua tavolozza ogni altra parolaguasterebbe lo slancio ideale tutto femminile dell'artista, che non ha bisognodi inutile retorica.

ICS

Scena Illustrata

Novembre 1999.

Pagine 1,2,3,4

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